Quando non è possibile il perdono e la riconciliazione, la Chiesa continua a prendersi cura
di separati e divorziati, aiutandoli a vivere la fede nelle condizioni concrete in cui si
trovano.
I separati
Hanno interrotto la convivenza ma rimangono fedeli al vincolo. Possono accostarsi ai sacramenti
e svolgere servizi ecclesiali, purché vivano coerentemente l’indissolubilità e mantengano
aperta la disponibilità alla riconciliazione, quando possibile.
I divorziati non risposati
Il carattere sacramentale del matrimonio rimane. Chi ha subìto il divorzio, senza darvi causa
e senza legarsi a una nuova unione, è ammesso ai sacramenti. Chi invece ha provocato il
divorzio può riceverli solo se sinceramente pentito e disposto a riparare, nella misura del
possibile, il male compiuto.
I divorziati risposati
Dopo il Concilio Vaticano II non sono più scomunicati, ma non possono accedere all’Eucarestia
e al sacramento della Riconciliazione finché permangono in una situazione oggettiva contraria
all’indissolubilità del matrimonio.
Rimangono tuttavia membri della Chiesa e sono invitati a partecipare alla Messa, all’ascolto
della Parola di Dio, alla vita della comunità e alle opere di carità, intraprendendo un
cammino di conversione.
In alcune situazioni (età, malattia, presenza di figli) possono essere ammessi ai sacramenti
se, sinceramente pentiti, decidono di vivere in continenza come fratello e sorella, e
ricevendo i sacramenti in una comunità dove non sono conosciuti, per evitare scandalo.
La Nota della CEI “La pastorale dei divorziati risposati e di quanti vivono in situazioni
matrimoniali irregolari e difficili” offre indicazioni puntuali anche sul ruolo educativo
verso i figli.